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Di nuovo un pesante scivolone, sui mercati zootecnici, per il bestiame suino. I conferimenti ai centri di macellazione nazionale, superiori alle attese, hanno contribuito, in tandem con una maggiore pressione dell’offerta estera, a imprimere una direzione al ribasso ai prezzi dei suini vivi, che già le scorse settimane avevano manifestato evidenti difficoltà di tenuta.
Sulle sorti del comparto stanno continuando inoltre a pesare gli sviluppi fortemente negativi che caratterizzano ormai da tempo il mercato delle carni, che anche su scala europea accusa le ricadute di un’offerta eccedentaria e di un export verso i Paesi terzi largamente inferiore al potenziale, a causa del supereuro. In ambito nazionale la Borsa merci di Modena ha archiviato la seduta con ribassi di 7 centesimi il chilo per i suini pesanti e fino 10 centesimi per le mezzene (in calo tutti i tagli industriali). Un andamento che ha continuato a caratterizzare anche il comparto bovino, che sulla stessa piazza ha accusato cedimenti sia per i vitelli che per i vitelloni da macello. Seduta senza scossoni per il bestiame da vita, dopo i recenti rincari legati al blocco delle importazioni di vitelli dalla Francia imposto dalle autorità sanitarie a seguito dell’emergenza blue tongue.
Riguardo agli avicoli, a Forlì è tornata la calma dopo l’ondata di ribassi delle ultime settimane. Per polli e tacchini non sono emerse ulteriori riduzioni dei prezzi. Al contrario hanno mantenuto la tendenza al ribasso i listini all’ingrosso delle uova, in un contesto di forte difficoltà anche per i conigli.
Formaggi, stabili i listini di asiago e gorgonzola
Un mercato complessivamente più equilibrato in Italia per i lattiero-caseari con prezzi stabili. Qualche ulteriore accenno di pesantezza è emerso alla Borsa merci di Modena e a Reggio Emilia per il Parmigiano reggiano. Seduta senza scossoni invece a Milano, dove per quattro settimane consecutive non sono emerse variazioni di prezzo neanche per il Grana padano.
A Mantova l’ultima sessione di Borsa si è chiusa all’insegna dei ribassi per entrambi i formaggi grana. Il Padano ha lasciato sulla strada altri 5 centesimi il chilo su tutte le stagionature, mentre il Parmigiano reggiano ha archiviato la seduta con una limatura di sette centesimi. Un’ulteriore correzione al ribasso che ha spinto la quotazione ufficiale delle forme con 24 mesi ai minimi da agosto 2007.
Mercato piatto per Gorgonzola, Asiago, Provolone e Taleggio. Non muta la griglia dei prezzi neanche per burro e zangolato, con il fresco pastorizzato fermo a Milano da circa un mese a quota 1,85 euro il chilo.
Situazione ancora differenziata all’estero. Il mercato tedesco, in contrasto con alcune piazze dell’Est Europa, ha chiuso con ulteriori ripiegamenti per il burro, indicando invece una tendenza al rialzo per il latte in polvere scremato. Sui prezzi del latte fresco alla stalla la tendenza in Europa è ancora prevalentemente ribassista, con i valori attuali che mantengono comunque un divario a doppia cifra rispetto ai livelli di un anno fa.
Il frumento duro a Foggia è tornato sotto i 500 euro
I mercati dei cereali confermano il trend al ribasso in Europa, riflettendo nella dinamica negativa dei prezzi gli effetti di una crescente pressione dell’offerta e di una richiesta che resta in questa fase circoscritta ai fabbisogni contingenti.
Anche in Italia la domanda, soprattutto di marca industriale, ha mantenuto in prevalenza un atteggiamento attendista. Una condotta che ha fortemente interferito con gli sviluppi mercantili, determinando un nuovo dietrofront soprattutto sul circuito dei frumenti.
Ad accusare il colpo è stato in particolare il grano duro, che a Foggia ha sperimentato in una sola settimana un ribasso di oltre il 4%, scendendo a 480 euro la tonnellata. Meno evidenti, seppure apprezzabili, le ricadute sui prezzi del frumento tenero, con le quotazioni ufficiali alla Granaria di Milano attestate per il panificabile al di sotto dei 270 euro la tonnellata, un livello inferiore del 2,5% a quello della precedente seduta.
Mantiene un’inclinazione negativa anche la curva dei prezzi del granoturco trattato sui 225 euro per tonnellata. Anche in questo caso la domanda, soprattutto da parte della mangimistica, si è mantenuta nei giorni scorsi su livelli modestissimi, in un quadro di aspettative ribassiste che ha spinto gli operatori a rinviare gli ordinativi.
Il quadro dei fondamentali, sui mercati internazionali, continua nel frattempo a supportare le attese di un rintracciamento dei prezzi, soprattutto in relazione agli ottimi sviluppi dei raccolti in Australia, dove la produzione di frumento potrebbe balzare quest’anno al record storico assoluto (le ultime stime parlano di 26 milioni di tonnellate). Meno rassicurante, invece, l’annuncio del blocco dell’export da parte del Kazakhstan, uno dei principali esportatori mondiali di grano. Riso ancora superstar al Chicago board of trade, sull’onda degli acquisti speculativi. Anche il mercato fisico segnala comunque ulteriori tensioni, di riflesso a una forte richiesta industriale e un’offerta ancora con il freno tirato.